Point and Shoot

Regia:
  • Marshall Curry
  • Stati Uniti
- 2014 - 82'
Lingua: Inglese - Sottotitoli: Italiani
Anteprima: Italiana

SINOSSI

Matt VanDyke è un timido 27enne affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, che nel 2006 lascia Baltimora per intraprendere un “corso intensivo in virilità”: compra una moto e una videocamera e inizia un viaggio attraverso Nord Africa e Medio Oriente. Finisce per stringere una inedita amicizia con un hippie libico, che raggiunge e affianca allo scoppio della rivoluzione. Con un’arma da fuoco in una mano e la videocamera nell’altra, Matt combatte e filma il conflitto da un punto di vista impossibile, finché non verrà catturato dalle forze di Gheddafi, scomparendo per 6 mesi in una prigione. Nemmeno quello basterà però a fermarlo.

Festival:
  • Tribeca
  • Bergen
  • CPH:DOX
  • Abu Dhabi

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DICHIARAZIONE DEL REGISTA

«Un anno e mezzo prima che questo film esistesse ricevetti una email da Matt VanDyke. Si presentò, disse che aveva visto i miei film precedenti, e che era da poco tornato dalla Libia dove aveva aiutato i ribelli a rovesciare il dittatore Gheddafi. Aggiunse che aveva centinaia di ore di filmati di questa esperienza e che pensava ne sarebbe uscito un buon documentario. Poche settimane dopo venne a New York e passò un pomeriggio a raccontare la sua storia a me e alla mia produttrice. Matt era una persona affascinante, inclassificabile. Il suo racconto sollevava questioni sullo spirito di avventura, l'idealismo, la passione, l'incrocio di culture, la sfida di diventare adulti e scoprire chi siamo. Dopo che se ne andò parlammo per ore della storia e dei temi che toccava, generando esattamente quel tipo di conversazione che è la ragione per cui faccio documentari. Così ci siamo detti: “Realizziamo un film che replichi l'esperienza che abbiamo appena avuto, in cui il pubblico si trovi di fronte a questo sconosciuto ad ascoltare la sua incredibile storia, e poi lasci il cinema facendosi tutte queste domande”. Sapevamo bene che persone diverse avrebbero interpretato questo incontro con Matt in modi opposti: era una sorta di Lawrence d'Arabia o di Don Chisciotte? Un personaggio alla Christopher McCandless di Into the Wild, o un Ernest Hemingway nella guerra civile spagnola? O una combinazione mutevole tra loro? Avremmo posto queste domande attraverso il racconto, ma non volevamo rispondere al posto degli spettatori. Non sarebbe stato un film hollywoodiano con un finale che ricompone con cura tutti i frammenti, e nemmeno un reportage televisivo in cui avrei cercato di aver ragione su Matt, inchiodandolo con un intervista. Sarebbe stato un film per persone a cui piace farsi le proprie idee». Marshall Curry

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